28/01/12

Lo specchio di un'altra donna*

E così ho comprato questo specchio dalla cornice brunita, stile liberty.
E' stato amore a prima vista.
Sulla bancarella di brik a brak, seminascosto tra una grossa teiera ed un espositore di monete, ne fuoriusciva solo l'impugnatura.
Il venditore ha intercettato la traiettoria del mio sguardo e, lo specchio, si è magicamente materializzato tra le sue mani, nella sua interezza.
O vulite accattà, signò. Tenite. Solo 15 euri.
Ho allungato la mano per prenderlo.Accattatevello. E' una rarità.
Scandisce quest'ultima frase, mentre me lo porge.
Gratificandomi di un sorriso contagioso, seppur avaro di denti.
Co o' sidol arredeventa belle, 'na sciccheria.Una rarità. E a soli 15 euro.
Lo specchio è pesante. Di ottone. Scurito dal tempo. E dall'incuria.
Il retro è foderato di vellutino rosso, e serrato da due solidi fermagli.
L'impugnatura raffigura una donna esile. Stilizzata.
I capelli, contro ogni legge di gravità, s'intrecciano in complicate volute verso l'alto.
Per poi ricadere dalla parte opposta a disegnare l'ovale che ne racchiude il vetro.
Opaco. Butterato.
Lo specchio meno luminoso che io abbia mai visto.
Uno specchio così non può ingannare.
Non finge luce. Nè cattura raggi fittizzi.
E' un onesto specchio vaioloso. Vissuto.
Lo specchio di un'altra donna.
Chissà quante volte le sue mani lo avranno sfiorato. Accarezzato.
Riflessa nella sua immagine bella. Riflessa nella sua immagine brutta.
Questo specchio ha un'anima. E dei ricordi.
Ha un valore inestimabile. Non posso lasciarlo all'incuria del venditore.
Al caos della bancarella. Alla curiosità della gente.
A tutte quelle dita inconsapevoli. Frettolose. Prive di sentimento.
Che lo andrebbero a profanare.
E' come se lasciassi lei, l'altra donna, nuda ed esposta alla morbosità del mondo.
E questo non posso permetterlo. Lo compro. Dico al venditore.
Avite fatte n'affare. Averamente.

 E mi sorride complice.....

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