12/12/10

Andrea Sperelli


.......Egli la fece sedere; le si inginocchiò ai piedi, non lasciando di baciarla
su le palpebre. A un tratto, ebbe un sussulto. Aveva sentito su le labbra palpitare
rapidamente i lunghi cigli di lei, a similitudine di un’ala irrequieta.
Era una carezza strana che dava un piacere insostenibile;
...In quei giorni, il desiderio non potuto appagare gli era risorto;
e sotto l’impero dell’imaginazione,
l’impossibilità di appagarlo gli aveva dato una inquietudine indicibile,
qualche ora di vero supplizio. Poi, tra il desiderio e il rimpianto era nato un altro sentimento, quasi di compiacenza, direi quasi d’elevazione lirica.
Gli piaceva che la sua avventura terminasse così, per sempre.
Quella donna non posseduta, pel cui acquisto egli era stato
sul punto di rimanere ucciso, quella donna quasi sconosciuta
gli si levava unica intatta su le cime dello spirito,
nella divina idealità della morte. Tibi, Hippolyta, semper!
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C ’è un messaggio profondo che traspare nelle ultime pagine del romanzo, ovvero che il Piacere non lo si può cercare, riprodurre o inseguire, il vero piacere lo si ottiene soltanto mediante l’amore verso ciò che si possiede senza avere la pretesa di possederlo per sempre poiché il vero piacere potrebbe durare soltanto un attimo ma profumare un'intera vita.

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